Ultima modifica: 20 Dicembre 2018

A scuola di mutualità

A scuola di mutualità

Venerdì 14 dicembre 2018, alle ore 16,30, nell’aula magna dell’I.C. Alvaro – Gebbione, alla presenza del presidente nazionale Armando Messineo e del presidente regionale Nino Zumbo, è avvenuta la consegna dei premi (un assegno di 500,00 euro ritirato dal nostro Dirigente scolastico, prof. Margherita Nucera) che la Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo aveva destinato, lo scorso anno scolastico 2017-2018, alle scuole che avrebbero sviluppato un progetto al fine di sensibilizzare le nuove generazioni sul valore della mutualità. Il progetto, a cui il nostro I.C. ha aderito, aveva, infatti, come titolo “A scuola di mutualità” e per la sua realizzazione sono stati coinvolti gli alunni delle terze classi della Scuola Secondaria di I grado Pythagoras, con la particolare collaborazione di Simone Praticò e Giovanni Dattola (III A), Matteo Nordo (III B), Federica Esposito e Marco Baccillieri (III C), Sara Rappocciolo e Andrea Jakubowski (III D), Sebastiano Talè e Serena Mangiola (III E), Viviana Campicelli e Grazia Siclari (III F), Martina Anghelone e Gabriele Romeo (III H).
Gli alunni, coordinati dalla prof.ssa Maria Stella Marchettini, hanno portato avanti non solo un’accurata ricerca storica sull’Ottocento, secolo in cui si colloca cronologicamente la nascita del “mutualismo”, ma sono stati stimolati ad attualizzarne il concetto e il valore, elaborando significative considerazioni.
Con la ricerca storica gli alunni hanno compreso che, tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, la Rivoluzione Industriale aveva sconvolto i precedenti assetti sociali: i lavoratori di estrazione contadina vivevano nelle fabbriche l’intera giornata, in condizioni di precarietà igienica e di insicurezza. Ma è proprio dal quotidiano contatto e dal sentimento di condivisione dei bisogni che spontaneamente presero corpo relazioni interpersonali forti, vincolate da patti associativi e solidaristici di autodifesa. All’epoca, in Europa come in Italia, non c’erano aiuti statali per chi aveva bisogno di un sostegno a causa di malattia o infortunio, non c’erano le pensioni o il servizio sanitario. Non rimaneva che creare una sorta di salvadanaio comune fra colleghi di lavoro per dare un soccorso a chi era ammalato o infortunato. Le società di mutuo soccorso nacquero proprio dalla necessità di un aiuto reciproco fra operai, artigiani e contadini, per sopperire alle carenze dello stato sociale ed aiutare così i lavoratori a darsi un primo apparato di difesa, nell’eventualità di incidenti sul lavoro, di malattia o di perdita del posto di lavoro. Era una forma nuova di solidarietà reciproca, molto diversa dalla tradizionale beneficenza o carità da parte dei più ricchi. Era una solidarietà «dal basso»: gli operai si organizzavano da soli, per aiutarsi a vicenda e risolvere i propri problemi.
Il lavoro di ricerca storica ha stimolato gli alunni ad andare oltre e a domandarsi cos’è rimasto oggi, agli inizi del III millennio, di quell’antico valore. Le risposte sono state parecchio amare e pessimiste: i ragazzi hanno rilevato che oggi termini come mutuo soccorso e aiuto reciproco sono quasi sconosciuti nella nostra società del benessere che, se non è indifferente ai bisogni altrui, finalizza tutto all’interesse personalistico e al profitto. In molte scuole c’è il bullismo, in rete c’è il cyberbullismo, altro che aiuto reciproco! Nonostante ciò, i ragazzi hanno saputo individuare possibilità di speranza e ottimismo, sottolineando che, nella società contemporanea si potrebbe recuperare l’antico valore del “mutualismo”, cioè il senso dell’aiuto disinteressato all’altro, senza troppa fatica ma solo con un po’ più di attenzione da parte di ciascuno: “Possiamo iniziare noi ragazzi a mettere in pratica i valori delle società di mutuo soccorso. Nelle scuole sono tanti e diversi i bisogni, basterebbe che ciascuno di noi, invece di girarsi dall’altra parte con indifferenza, andasse verso il compagno bisognoso: quello debole nello studio, quello con problemi familiari o relazionali, quello timido e insicuro, quello che ha un handicap, quello che proviene da un altro paese e non parla ancora bene la nostra lingua… Se ci pensiamo bene, non costa fatica e ci restituisce gioia”.